NEW YORK: DAY 2



Dopo aver fatto colazione da Silver Moon Bakery, tipico forno americano fornito di bagels, muffins, cookies grandi con l'uvetta e il cioccolato e i donuts, ci spostiamo a sud, a Lower Manhattan, dove il grande fiume Hudson che attraversa New York incontra il profondo oceano dando origine alla famosissima baia, popolata da barche, yacht, moto d'acqua e qualche metro più in alto da elicotteri. Qui a sud c'è il financial district, dove ogni giorno uomini in giacca e cravatta fanno girare l'economia mondiale. Ci sono Wall street e il toro e a qualche metro il Ground Zero con due buche profonde. 11 settembre 2001, una data che segna la storia di questa città, del popolo americano e del mondo. Pensare che proprio lì si erigevano quelle torri alte, nuove, luccicanti, slanciate verso il cielo e verso il futuro e ora non resta che un buco, un vuoto che fa paura, è toccante. Tutto continua a scorrere in questa città così come scorre l'acqua delle fontane realizzate nelle due cavità del terreno. Lava via ciò che è stato e porta nuova vita, ma non dimentica. I nomi restano, incisi sul bordo di ferro della cavità-fontana, sono le vittime di una delle più grandi tragedie umane. Scorgo una rosa bianca accanto a un nome, è commovente.







Pranzo al 46° piano a casa di amici italiani: pizza, vino e Italia VS Costa Rica.


Quei grattacieli che fino a poco prima scrutavo col naso all’insù dalle strade ora sono alla mia portata, sono sotto di me. Sospesa in alto, tra emozione e vertigine, la mia percezione dello spazio cambia. Ammiro tutta questa verticalità straordinariamente equilibrata e proporzionale.




Nel pomeriggio, navigando sull’Hudson, ci spostiamo ad Ellis Island, la porta di ingresso per tutti gli immigrati che tra la fine del 1800 e gli inizi del 1900 sbarcavano nel Nuovo Mondo. Alla ricerca di un futuro migliore e di una nuova vita, famiglie intere partivano dal Vecchio Continente per giungere in quelle terre sconosciute e lontane delle Americhe. Sull’isola ora c’è un museo che racconta la storia di questo tragitto avventuroso che portò speranza ma anche paura dell’ignoto.


























La libertà che illumina il mondo.

- FREE MIND -
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